Montegranaro Volley

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Le nostre squadre

Presentiamo le formazioni che parteciperanno ai vari campionati provinciali e regionali nella stagione sportiva . Seleziona i link per visualizzarne le foto. (richiede Java)   java.it

FEMMINILE
     1ª Divisione
     2ª Divisione
     3ª Divisione
     Under 16
     Under 14
     Under 13

MASCHILE
     Serie D

Emozioni sotto rete

Il volley bisogna conoscerlo; è una disciplina emotivamente coinvolgente che fa innamorare chi lo pratica e chi l’osserva. E' uno sport popolare che insegna valori di vita come poche altre discipline.
E' una delle poche specialità giocate da una squadra senza avere contatto diretto con gli avversari. Il volley insegna il rispetto delle regole, l'onestà nel riconoscere eventi negativi, esalta i valori della competitività, riconducendoli alle giuste competenze di gioco.
Il volley è veloce, imprevedibile, potente; evidenzia l'agilità e la prontezza di riflessi degli atleti.
Con voi, vorremmo condividere la passione, la fatica, la gioia e la speranza delle nostre atlete e dei nostri atleti che tutti i giorni con il loro impegno riescono ad emozionare ed a coinvolgere migliaia di persone nel nostro territorio.
Un impegno comune che veda fondersi la diffusione della pratica sportiva, realizzata con professionalità e passione grazie al vostro supporto, e che diventerà indivisibile dal sudore, dall'impegno e dai risultati che insieme ai nostri ragazzi ed alle nostre ragazze raggiungeremo.

Sogni di gloria

   Mauro Berruto, ex commissario tecnico della nazionale maschile di pallavolo
Cari genitori mi rivolgo a voi in quanto esseri adulti, razionali e con la testa ben piantata sulle spalle. Preferisco essere proprio io a dirvelo con cognizione di causa e prima che lo scopriate sulla vostra pelle: la pallavolo è lo sport più pericoloso che esista.
Vi hanno ingannato per anni con la storia della rete, della mancanza di contatto fisico, del fair play. Ci siamo cascati tutti, io per primo, il rischio è molto più profondo subdolo. Prima di tutto questa cosa del passaggio… In un mondo dove il campione è colui che risolve le partite da solo, la pallavolo, cosa si inventa?
Se uno ferma la palla o cerca di controllarla toccandola due volte consecutivamente, l’arbitro fischia il fallo e gli avversari fanno il punto. Diabolico ed antistorico: il passaggio come gesto obbligatorio per regolamento in un mondo che insegna a tenersi strette le proprie cose, i propri privilegi, i propri sogni, i propri obiettivi. Poi quella antipatica necessità di muoversi in tanti in uno spazio molto piccolo. Anzi lo spazio più piccolo di tutti gli sport di squadra! 81 metri quadrati appena…
Accidenti, ci mettiamo tanto ad insegnare ai nostri figli di girare al largo da certa gentaglia, a cibarsi di individualismo (perché è risaputo che chi fa da sé fa per tre), a tenersi distanti da quelli un po’ troppo diversi e poi li vediamo tutti ammassati in pochi metri quadrati, a dover muoversi in maniera dannatamente sincronica, rispettando ruoli precisi, addirittura (orrore) scambiandosi ‘cinque’ in continuazione.
Non c’è nessuno che può schiacciare se non c’è un altro che alza, nessuno che può alzare se non c’è un altro che ha ricevuto la battuta avversaria. Una fastidiosa interdipendenza che tanto è fondamentale per lo sviluppo del gioco che rappresenta una perfetta antitesi del concetto con cui noi siamo cresciuti e che si fondava sulla legge: ‘La palla è mia e qui non gioca più nessuno’.
Infine ci si mette anche il punteggio e il suo continuo riazzeramento alla fine di ogni set. Ovvero, pensateci: hai fatto tutto benissimo e hai vinto il primo set? Devi ricominciare da capo nel secondo. Devi ritrovare energia, motivazioni, qualità tecniche e morali. Quello che hai fatto prima (anche se era perfetto) non basta più, devi rimetterlo in gioco. Viceversa, hai perso il set precedente? Hai una nuova oggettiva opportunità di ricominciare da capo. Assolutamente inaccettabile per noi adulti che lottiamo per tutta la vita per costruirci la nostra zona di comfort dalla quale, una volta che ci caschiamo dentro, guai al mondo di pensare di uscire.
Insomma questa pallavolo dove la squadra conta cento volte più del singolo, dove i propri sogni individuali non possono che essere realizzati attraverso la squadra, dove sei chiamato a rimettere in gioco sempre ed inevitabilmente quello che hai fatto, diciamocelo chiaramente, è uno sport da sovversivi! Potrebbe far crescere dei ragazzi e ragazze che credono nella forza e nella bellezza della squadra, del collettivo e della comunità. Non vorrete correre questo rischio, vero? Anche perché vi avviso, se decidere di farlo… non tornerete più indietro.
   (Tratto da ‘Sogni di gloria. Genitori, figli e tutti gli sport del momento’ edito da Feltrinelli)

Lo SPORT è scuola di VITA

Voi considerate vostro figlio un bambino di 10-13-15 anni, noi consideriamo i vostri figli persone di 10-13-15 anni.
Voi considerate vostro figlio NON capace di prendere decisioni perché bambino, noi consideriamo i vostri figli persone capaci di prendere decisioni, e sul campo pretendiamo che prendano decisioni, soffriamo quando prendono quelle sbagliate ... cerchiamo di correggerli, ma non le prendiamo mai per loro.
Voi volete risolvere tutti i problemi di vostro figlio ... noi invece non vogliamo e non possiamo risolvere i problemi dei vostri figli, ogni giorno cerchiamo di allenarli fisicamente e mentalmente per dare loro gli strumenti per poter risolvere i problemi, noi non possiamo andare in campo al loro posto e per fortuna neanche voi, almeno hanno un posto dove crescere in modo autonomo. Noi non possiamo proteggerli dall’avversario, diamo loro gli strumenti per affrontarlo, noi non vogliamo giocare al loro posto, noi vogliamo che loro siano i protagonisti della loro vita ... e quando c’è da raccogliere i frutti noi ci nascondiamo.
Voi spesso sottolineate che vostro figlio è stanco e allora volete che salti un allenamento, che non vada a scuola perché è rientrato tardi dalla partita, perché si addormenta sul divano etc., senza considerare che indebolite la sua forza mentale. Noi invece esortiamo i vostri figli a superare l’ostacolo della stanchezza, a tenere duro e provare a superare i propri limiti per ottenere un miglioramento, di tenere forte 2 azioni anche se hanno il carico sulle gambe di una partita intera, di ragionare anche se hanno speso tanto, cerchiamo di fortificare la loro resilienza la loro forza mentale perché essa è allenabile.
Voi difficilmente accettate il fallimento di vostro figlio, se ha un debito è un dramma, se prende un brutto voto è un dramma ... Noi invece accettiamo le sconfitte se sono il frutto di uno sforzo massimo e insegniamo ai vostri figli che la cosa importante è uscire dal campo avendo dato tutto, avendo fatto il massimo delle proprie possibilità, ad uscire dal campo consapevoli di aver fatto il proprio dovere ... quando così non è allora ci arrabbiamo, ma non per la sconfitta, solo per il modo in cui essa nasce. La cosa incredibile è che spesso i vostri figli si rendono conto di questo e a volte non hanno nemmeno bisogno di essere puniti.
Voi spesso trasmettete a vostro figlio che giocare nella squadra è un diritto, e quando lui non gioca allora lascia, non lotta; noi invece facciamo capire che il diritto che hanno è di essere seguiti e di ricevere lo stesso insegnamento, ma i frutti raccolti sono diversi perché gli alberi sono diversi e nello sport le differenze fisiche, tecniche, mentali, fanno la differenza e sono importanti. Ma ognuno ha un ruolo e quando una persona ha la consapevolezza di ciò che è allora può esprimersi al meglio e soprattutto migliorare.
Noi diciamo la verità ai vostri figli, anche se sappiamo possa farli barcollare, ma non possiamo mentire nei loro confronti; siamo li però a indicargli la strada per poter migliorare e rialzarsi.
Noi facciamo capire ai vostri figli che è importante impegnarsi per ottenere il massimo ... ma a volte non è sufficiente e si perde ugualmente.

Voi amate vostro figlio.
Noi amiamo i vostri figli.
   (Tratto da un discorso di Enrico Rocco, allenatore di basket)